Gay & Bisex
L’amante, verso l’alba
15.10.2025 |
4.015 |
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"“Sei mio, Flavio, ” ringhiò, afferrandomi i capelli e tirandomi indietro per baciarmi, la sua lingua che invadeva la mia bocca mentre mi montava come un animale..."
Dopo quel primo round sul divano, l’aria tra me e Tommaso era carica di elettricità, un misto di passione sfrenata e quella connessione profonda che ci legava da otto anni. Il suo cazzo, ancora duro grazie alla pillola che gli avevo dato, premeva contro il mio stomaco mentre ci baciavamo, nudi e sudati, sul divano. Il senso di colpa verso Lorenzo, il mio compagno, era ancora lì, ma in quel momento esisteva solo Tommaso – il suo odore muschiato, i suoi occhi verdi che mi guardavano con amore e dominio, la promessa di una notte che sarebbe durata fino al mattino.“Cucciolo, non abbiamo ancora finito,” sussurrò Tommaso, la sua voce roca e carica di desiderio. Mi prese per mano e mi trascinò in camera da letto, dove avevo già preparato tutto: sul comodino c’erano lubrificante, popper e una collezione di dildo che avevo scelto con cura – uno piccolo da 15 centimetri, perfetto per scaldarmi; uno medio da 20 centimetri, con vene realistiche; e il mostro, un dildo nero da 25 centimetri, spesso come un avambraccio, che mi faceva tremare solo a guardarlo. Tommaso sorrise, vedendo la mia preparazione. “Sei proprio una troietta previdente,” disse, dandomi una pacca sul culo che mi fece trasalire.
Mi spinse sul letto, a quattro zampe, il culo esposto e già lubrificato dalla sborra che mi aveva lasciato dentro. “Cominciamo piano, cucciolo,” disse, prendendo il dildo più piccolo e lubrificandolo abbondantemente. Lo fece scivolare dentro di me con una lentezza deliberata, facendomi sentire ogni centimetro mentre il mio buco si apriva per accoglierlo. Gemetti, la sensazione fresca e liscia del silicone che scivolava contro le mie pareti interne, colpendo la prostata con precisione. Tommaso lo muoveva con ritmo, dentro e fuori, mentre con l’altra mano mi accarezzava il cazzo, portandomi al confine dell’orgasmo ma fermandosi prima che venissi. “Non ancora, troia,” ringhiò, schiaffeggiandomi una chiappa fino a farla arrossare.
Dopo qualche minuto, sostituì il dildo piccolo con quello medio, le vene realistiche che sfregavano contro il mio ano, dilatandolo ulteriormente. “Cazzo, Flavio, sei così stretto,” grugnì, spingendo con più forza, il dildo che mi riempiva, il bruciore che si mescolava al piacere. Mi contorcevo sul letto, mugolando, il mio cazzo che gocciolava pre-cum sul materasso. Tommaso accelerò, scopandomi con il dildo mentre mi sussurrava parole volgari: “Ti piace, eh, puttana? Senti come ti apro.” Venni senza toccarmi, un orgasmo anale che mi fece tremare, il mio sperma che schizzava sul letto, ma Tommaso non si fermò. “Non è abbastanza,” disse, tirando fuori il dildo medio e prendendo il mostro.
Il dildo da 25 centimetri era intimidatorio, ma ero troppo eccitato per avere paura. Tommaso lo lubrificò con cura, poi me lo passò sotto il naso, lasciandomi annusare il silicone freddo prima di posizionarlo contro il mio buco. “Respira, cucciolo,” disse, e con un colpo deciso lo fece entrare, centimetro dopo centimetro. Urlai, il dolore e il piacere che si mescolavano, il mio ano che si dilatava al limite per accoglierlo. “Cazzo, sì, prendilo tutto,” ringhiò Tommaso, pompando con forza, il dildo che mi sfondava, colpendo la prostata a ogni affondo. Il mio corpo tremava, il sudore che mi colava dalla fronte, e venni di nuovo, un orgasmo ancora più intenso che mi fece vedere le stelle, il mio cazzo che schizzava senza controllo.
Tommaso tirò fuori il dildo, lasciandomi ansimante e tremante. “Brava la mia troia,” disse, baciandomi il collo con una tenerezza che contrastava con la brutalità di poco prima. Ma non era finita. “Ora ti voglio legato,” sussurrò, gli occhi che brillavano di desiderio.
Mi fece alzare dal letto e mi guidò verso una sedia di legno che avevo in camera, un pezzo di design che non avevo mai pensato di usare in quel modo. “Siediti,” ordinò, e io obbedii, il cuore che batteva forte per l’anticipazione. Dal cassetto tirò fuori delle corde morbide ma resistenti, e con una precisione quasi artistica mi legò i polsi dietro la schiena, le caviglie alle gambe della sedia, il petto stretto da un intreccio che mi immobilizzava completamente. Ero esposto, vulnerabile, il culo leggermente sollevato dal cuscino che aveva messo sotto di me, il cazzo duro che gocciolava pre-cum sul pavimento. “Sei bellissimo così, cucciolo,” disse Tommaso, accarezzandomi il viso con una dolcezza che mi fece quasi piangere. Ma poi il suo sguardo si fece oscuro, dominante. “Ora sei mio, e ti userò come voglio.”
Iniziò con la lingua, inginocchiandosi davanti a me e leccandomi il buco, la barba che sfregava contro la pelle sensibile, facendomi dimenare contro le corde. “Resta fermo, troia,” ringhiò, schiaffeggiandomi le cosce fino a farle arrossare. Poi prese il dildo medio, lubrificandolo con la sua saliva, e lo infilò dentro di me senza preavviso, scopandomi con spinte lente e profonde mentre con l’altra mano mi segava il cazzo, portandomi al confine dell’orgasmo ma fermandosi ogni volta che stavo per venire. “Non ancora, Flavio,” disse, ridendo crudelmente. Mi torturò così per minuti eterni, alternando il dildo con le dita, tre, poi quattro, dilatandomi fino a farmi implorare. “Tommaso, ti prego, scopami,” gemetti, le lacrime agli occhi per l’eccitazione repressa.
Alla fine, si alzò, il suo cazzo enorme eretto davanti al mio viso, le vene pulsanti, il glande lucido di pre-cum. “Apri la bocca, puttana,” comandò, e io obbedii, spalancando le labbra come una cagna affamata. Infilò il cazzo dentro, scopandomi la gola con affondi violenti, le palle che sbattevano contro il mio mento, la saliva che colava dai lati della bocca. Sentivo il suo odore maschile, il sudore che gocciolava dal suo petto sul mio viso, e mi eccitava da morire – ero legato, impotente, usato come un oggetto per il suo piacere. “Guardami negli occhi mentre ti scopo la bocca,” ringhiò, le mani nei miei capelli, tirando per spingere più profondo. Il mio cazzo pulsava inutilmente, legato com’ero, e sentivo l’orgasmo montare solo dal dominio di quell’uomo che amavo.
Accelerò, i gemiti che diventavano ruggiti, il cazzo che si gonfiava nella mia gola. “Sto per sborrare, cucciolo… ingoia tutto, cazzo!” urlò, e esplose. Il primo fiotto mi colpì il fondo della gola, caldo e denso, salato come il mare, facendomi tossire ma ingoiare avidamente. Ne seguirono altri – sei, sette schizzi potenti, che mi riempirono la bocca fino a far colare la sborra dagli angoli delle labbra, il sapore intenso che mi invadeva i sensi, eccitandomi al punto che venni anch’io, il mio sperma che schizzava sul pavimento senza nemmeno un tocco. Tommaso continuò a spingere, svuotandosi completamente, il cazzo che pulsava sulla mia lingua mentre ingoiavo ogni goccia, leccando il glande per pulirlo, gemendo di piacere puro. “Brava la mia troia,” disse, ansimando, accarezzandomi il viso con una tenerezza che mi fece sciogliere.
Le ore passavano, ma Tommaso non dava segni di stanchezza. La pillola stava facendo il suo lavoro, e il suo desiderio sembrava insaziabile. Mi slegò dalla sedia, ma solo per portarmi di nuovo sul letto. “Voglio il tuo culo ancora, Flavio,” disse, spingendomi a pancia in giù e sollevandomi i fianchi. Prese il dildo più grande, il mostro da 25 centimetri, e lo lubrificò con cura. “Respira,” ordinò, e lo fece scivolare dentro di me, centimetro dopo centimetro, il mio buco che si apriva al limite, il bruciore che si trasformava in piacere puro. Mi scopò con il dildo per minuti, alternando spinte profonde a movimenti circolari, facendomi urlare di piacere mentre il mio cazzo gocciolava sul letto.
Poi, senza preavviso, tirò fuori il dildo e lo sostituì con il suo cazzo, ancora duro come il marmo. Mi scopò con una violenza che mi fece perdere il senso del tempo, i colpi che sbattevano contro la mia prostata, il suo sudore che gocciolava sulla mia schiena. “Sei mio, Flavio,” ringhiò, afferrandomi i capelli e tirandomi indietro per baciarmi, la sua lingua che invadeva la mia bocca mentre mi montava come un animale. Venni di nuovo, un orgasmo anale che mi fece tremare, e Tommaso mi seguì, scaricando un’altra dose di sborra calda nel mio culo, riempiendomi fino a farla colare lungo le cosce.
Quando l’alba iniziò a filtrare dalle tende, eravamo ancora avvinghiati, esausti ma incapaci di smettere. Tommaso mi tirò a sé, il suo corpo caldo contro il mio, e mi baciò dolcemente. “Ti amo, cucciolo,” sussurrò, e quelle parole mi colpirono come un pugno. Lo amavo anch’io, ma il pensiero di Lorenzo mi riportò alla realtà. Ero incastrato, innamorato di due uomini, e quella notte aveva solo reso il mio cuore più diviso. Mentre il sole sorgeva, Tommaso mi abbracciò, e io sapevo che, nonostante tutto, non avrei mai potuto lasciarlo andare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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